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Lavorazione dei metalli a Treviso, a Lormet arriva il “figlio d'arte”

Alessandro e Mauro Lorenzon Lormet

Da un anno e mezzo Alessandro Lorenzon, figlio di Mauro, fondatore di Lormet, è entrato ufficialmente nella compagine aziendale, innovando l’azienda con le idee e l’energia fresca che un giovane può portare. Neolaureato in Scienze Politiche, abbiamo chiesto ad Alessandro di farci capire meglio la sua scelta di affiancare il padre e i suoi trent’anni di tradizione nella lavorazione dei metalli a Treviso.

Alessandro, cosa spinge un neolaureato, come te, a scegliere di rimanere nell’azienda di famiglia?

Ormai in questi anni in cui la tecnologia e le multinazionali la fanno da padrone, i ragazzi della mia età, neolaureati, si riconoscono in stereotipi di persone artificiali, prive di ogni logica… Le ambizioni dei giovani, la loro capacità creativa e imprenditoriale vengono oscurate…
Per me rimanere nell’azienda di famiglia, qui a Treviso, nel settore della lavorazione dei metalli, non è stata una decisione sofferta, anzi: diciamo che ho visto crescere Lormet insieme a me! Il mio sogno è sempre stato quello di avere una “cosa” mia, che nel bene o nel male dipendesse dalle mie decisioni. Lormet ancora non lo è, ma spero un giorno questo mio desiderio si possa avverare.
E poi provate a pensare alla soddisfazione di realizzare un qualcosa di speciale… per di più con macchinari all’avanguardia, ma soprattutto con le mani dei nostri ragazzi, che con cura maniacale e pazienza creano queste opere.
Ultimo, non per importanza, il piacere nel vedere le espressioni di approvazione e le congratulazioni da parte dei clienti per ciò che si è fatto; beh questa soddisfazione non ha eguali, cosa si potrebbe desiderare di più al mondo!!!
Certo io sono avvantaggiato in quanto, diciamo, ho trovato “la pappa pronta”, ma penso che siano molti i ragazzi che hanno la mia stessa fortuna e che però preferiscono avere meno pensieri e “rogne”!

Quali sono i punti di forza di Lormet, dal punto di vista di un giovane?

Sicuramente l’artigianalità e la particolarità delle lavorazioni. Guardando Lormet dal di fuori posso dire che è difficile trovare all’interno di aziende simili alla nostra, non solo a Treviso, un affiatamento come quello che ci unisce.
Inoltre trent’anni di esperienza significano molto… e, nonostante questa storia “importante” alle spalle, in questi anni ci sono stati nuovi innesti che, oltre a portare vitalità e voglia di fare, sono anche capaci di ascoltare e apprendere nuove conoscenze giorno dopo giorno.
Penso poi alla cura dei dettagli anche in fase di progettazione (grazie al software 3D), che rendono l’azienda sempre al passo con i tempi… Insomma non ci si annoia mai qui, in questo “vulcanico” laboratorio artigiano della Marca trevigiana!

Fra il tennis, che ti ha presentato su un vassoio d’argento una carriera da professionista, e la lavorazione dei metalli, hai scelto quest’ultima. Ti manca la via da sportivo professionista che hai abbandonato?

In effetti la mia scelta è stata molto combattuta, fra la mia passione di una vita e l’azienda di famiglia. Certo è che ad un certo punto un ragazzo della mia età si deve mettere di fronte ai fatti e a cosa vuole veramente nella vita e ho scelto ciò che voglio!
Il tennis resterà sempre il mio più grande amore, ma non sono fatto per fare il maestro di tennis.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sicuramente l’anima dell’azienda rimarrà questa, con mio padre al “vertice”, ora affiancato da me. Siamo arrivati a guadagnarci il rispetto dei clienti, anche prestigiosi e fuori Treviso, grazie al nostro modo di essere e lavorare. Per questo il nucleo aziendale dovrà rimanere sempre lo stesso… almeno finché le forze ce lo consentiranno!
Direi che un mio progetto per il futuro è quello di far conoscere al mondo Lormet come eccellenza non solo trevigiana, perché l’Italia degli artigiani, come noi, è un fiore all’occhiello a livello mondiale, che ci garantisce di indossare con dignità e orgoglio il marchio del “Made in Italy” e per questo va reso noto e portato su un palmo di mano!

In tempi di crisi economica diffusa, ecco dunque un’azienda virtuosa che ha saputo non solo mantenersi a galla, ma anche creare lavoro ed eccellenza.

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